Chi è Adela?

Si è spesso sentita in contrasto con i valori conservatori della sua terra natale: «nell’Europa dell’Est tendiamo spesso a ragionare in modo molto limitato», afferma. «Non ci consideriamo degni né capaci di realizzare grandi cose semplicemente perché non è mai successo prima». Piuttosto che permettere agli altri di scoraggiare il suo sogno d’infanzia di diventare una popstar, ADÉLA ha incanalato quell’energia in anni di rigoroso addestramento di danza classica. Il suo talento naturale e la sua etica del lavoro l’hanno spinta a diventare una vera professionista già all’età di 11 anni. A 14 anni si era trasferita a Vienna e poi a Londra per frequentare un’accademia di danza classica d’élite, ma quando il richiamo della musica è diventato troppo forte per essere ignorato, vi ci si è dedicata a tempo pieno. 

Fuori dalla scuola, studiava ossessivamente la cultura pop americana. «Mi dicevo: ‘Se voglio apparire su Disney Channel, devo essere in grado di parlare un inglese perfetto» racconta. Così, ogni giorno, Adéla ha studiato da sola guardando ore di tutorial di trucco e interviste alle celebrità su YouTube, imitando il modo in cui parlavano le persone sullo schermo. Ha anche preso lezioni di canto — arrivando persino a rintracciare con successo l’insegnante di Olivia Rodrigo — e alla fine ha iniziato a scrivere canzoni come modo per elaborare le difficoltà dell’adolescenza.

Nel 2020, la formazione autodidatta di ADÉLA l’ha portata alla sua sfida più grande fino a quel momento. Si è trasferita a Los Angeles per entrare alla Dream Academy, dove ha gareggiato per un posto in una girlband internazionale che sarebbe poi diventata quella delle KATSEYE, un percorso durato anni e documentato nella serie Netflix “PopStar Academy”. È stata un’esperienza impegnativa ma inestimabile, che le ha insegnato a fondo i principi fondamentali dell’essere un’artista, rafforzando la disciplina, la resilienza e il talento artistico che aveva perfezionato fin dall’infanzia. Ma dopo aver dato tutto ciò che aveva nella competizione, Adéla è stata alla fine eliminata. Le conseguenze sono state brutali. «L’anno che seguì è stato il peggiore della mia vita», racconta. «Davvero. È stato terribile.» Senza una strada chiara da seguire, si è presa il tempo per sperimentare, fare musica e riscoprire chi fosse al di fuori del programma. «Dovevo trovare la mia gente, provare atmosfere diverse, colori di capelli, vestiti e semplicemente vivere la vita.»

Dopo la firma con Capitol Records/Universal Music Group, Adéla ha pubblicato il suo EP “The Provocateur”, facendosi subito notare per le sue canzoni coraggiose e le sue performance strabilianti che hanno fatto parlare tutto il web e l’hanno portata ad esibirsi in festival prestigiosi come il Lollapalooza, rubando la scena ad artisti ben più affermati. Ora con il lancio di “PRIMA”, il suo disco di debutto trainato dalla hit mondiale “Ain’t in LA” l’artista è pronta a farsi conoscere in tutto il globo. 

«Voglio solo incoraggiare la gente a essere se stessa, cazzo — a meno che non siate degli psicopatici», scherza, prima di aggiungere pensierosa: «se faccio bene il mio lavoro, la gente amerà queste canzoni perché ci si riconoscerà», conclude.

Adéla è arrivata come un tornado nel music biz mondiale e ora nessuno potrà fermarla. È qui per restare.

“La sua provocazione non è uno shock fine a se stesso, ma un’arma utilizzata per prendere il controllo della propria storia in un settore che un tempo ha cercato di scriverla al posto suo.” – THE FADER

“Dalla Slovacchia a Hollywood, la provocatrice del pop non accetta un no come risposta. Meno male che il suo talento è innegabile.” – NYLON